Battaglia - Dentro Moana


LORENZO BARBERIS

Possibili spoiler. Leggere prima l'albo.

Secondo appuntamento per Battaglia nel formato bonelliano dell'Editoriale Cosmo, dopo l'iniziale formato pocket. Del primo, dedicato a Padre Pio, avevo scritto qui.

L'albo vanta una copertina d'eccezione, ad opera di Tanino Liberatore, uno degli esponenti di punta dell'avanguardia cannibale degli anni '80, perfetto per la storia. Per quanto in sostanza profondamente diversi, Battaglia e il suo Ranxerox hanno anche elementi comuni, in particolare in questa storia dove il vampiro italico cade preda di un amore ossessivo, come quello di Ranx per Lubna (p.87, ii paga un esplicito tributo, evidente anche in altre parti dell'opera).



Protagonista dell'albo, del resto, è un'altra grandissima icona degli anni '80, Moana Pozzi, e quindi l'evocazione della grande firma di Frigidaire è perfettamente coerente al clima. Un albo di nuovo difficile, come quello su Padre Pio, per ragioni potremmo dire simmetriche.

Il soggetto è di Roberto Recchioni, che cura la sceneggiatura con Mauro Uzzeo. Ai disegni viene accreditato, in cover interna, Pierluigi Minotti, ma molti inserti visuali di altri disegnatori: Marco Patrucco (il primo film), Valerio Befani (gli schermi televisivi), Fernando Proietti (la sequenza in ricordo, nel bosco), Ettore Dicorato (il secondo film). 

La cover interna e la variant (riportata, in b/n, a fondo albo, senza i colori di Luca Bertelè) sono del creatore grafico del personaggio, Leomacs. Prosegue la tendenza a una sempre maggior coralità autoriale del fumetto italiano, specialmente quello sotto la regia di Recchioni, in Bonelli e, come si vede qui, non solo.



La storia inizia con una sequenza di un film di Moana, con una gabbia classica e un segno molto bonelliano, dettagliato e preciso, di Marco Patrucco. A p.10-11 ritorniamo alla realtà di Battaglia e al segno tipico del personaggio, cupo e sintetico; quindi i due segni si alternano (12-18) a mostrare il film e la realtà, il piano materiale e l'immaginario, e come il secondo (il porno italiano, in questo caso) incida in profondità sul primo; fino a culminare nella bella splash di 19, che ricorda in qualcosa Milo Manara.


La rabbia di Battaglia Innamorato e Furioso è, di nuovo, un rimando a Ranxerox.

La riflessione sul pornografico proposta è interessante: l'eros è mostrato senza infingimenti, il segno pulito e preciso associato al film non ne censura alcun elemento, ma ne ricostruisce anche una narrazione in sé non volgare. La volgarità è nell'occhio di chi guarda, negli spettatori, chi bacchettone, chi inibito, chi sboccato - ma anche qualcuno che trae dal film un liberatorio rifiuto del tabù sessuale.

Alla splash "manariana" segue subito una nuova splash a p.21, dove la folla pettegola dell'eterno strapaese italiana è mostrata efficacemente nella sua nullità negandole il volto, con un segno che si fa sottilmente astratto.

Moana è all'opposto una figura delicata, sofferente, benché a suo modo estremamente forte. Più ambigua invece Ilona Staller, di cui si ricordano le ventilate ipotesi di spionaggio al servizio dei russi, e Riccardo Schicchi, che sembra quasi anticipare un altro "Partito dell'Amore" che sorgerà di lì a poco, proprio nell'anno della morte di Moana, il 1994. Ma le sue foto di Moana (p.55), presentate in una griglia "spezzata", sono autentiche e riuscite, nel fumetto come nella realtà:


Interessante anche il montaggio di p.60-62, in cui si riprende lo stilema dello schermo TV come pensato da Frank Miller nel Batman Cavaliere Oscuro (1986) nei disegni di Valerio Befani).

Uno stilema che non ha mai attecchito veramente nel fumetto, né negli USA né altrove: il segno bombato della vignetta per richiamare lo schermo televisivo. Lo usava, in Italia, il Nathan Never (1991) dei primi anni, e lo può usare questo Battaglia ambientato negli anni '80: ma oggi, nel regno dell'ultrapiatto, il segno avrebbe poco senso. Curioso che più avanti la bombatura diminuisca, in sequenze alternate vignette normali / vignette teleschermo (106-107), indice di questa graduale sovrapposizione tra le due.



La sequenza 65-75, molto bella ed efficace, evoca il ritorno al passato con una retinatura chiarissima, che contrasta coi toni plumbei del nero tipici di Battaglia.


Molto belle anche le sequenze quasi mute che seguono, un ricordo evocato dai disegni di Fernando Proietti (anche le saltuarie battute di testo sono quasi più rumore di fondo, in una storia ovviamente scritta dalla fisicità dei personaggi), che ci conducono di nuovo a un film di Moana, "Fantastica Moana" appunto, dove però il segno è completamente cambiato rispetto al film d'apertura.



Non più il segno manariano di Patrucco, ma il segno molto più cupo di Ettore Dicorato, molto più vicino a quello con cui Minotti raffigura la realtà di Battaglia: il segno di un erotismo che ha ormai perso l'innocenza originaria, pur restando, ancora una volta, né censurato né volgare, mentre volgare è la corruzione politica degli anni '80, simmetrica a quella del popolino bigotto in apertura dell'albo.

In un fumetto di Recchioni non può mancare una doppia splash smarginata, del resto efficace a mostrare i frammenti della relazione impossibile su cui ruota l'albo (102-103).


L'apparizione di Craxi (con cui la stessa Moana, nella sua biografia, aveva millantato una relazione, elemento che ritorna nel cartoon Moanaland) avviene, curiosamente, senza infierire più di tanto sulla grande icona del socialismo rampante degli Ottanta, ormai sulla via del declino, mentre, quasi emulo di Schicchi, Qualcuno sta preparando il sorgere di Forza Italia. E poi la storia fluisce verso il suo finale, per una volta volutamente sottotono, poco flamboyant, meditativo.

Sotto il profilo visuale, questo albo (forse il primo specificamente pensato per un formato bonelliano, dopo l'iniziale modello pocket) si segna per l'equilibrio tra una griglia teoricamente molto classica, ma variata, più che dall'uso delle splash (presente ma meno forte che altrove), dall'alternanza di stili e modalità espressive di cui si è detto: la costruzione di un linguaggio piuttosto variato per questo "nuovo Battaglia", che rischia di essere offuscato dal contenuto dell'albo, in questo caso oggettivamente un tema importante.

Sotto questo secondo profilo, comunque, l'albo riesce nella difficile sfida di evitare un facile sarcastico boccaccesco (che sarebbe stata una via sicura al successo commerciale: un cenno viene dato nella surreale lotta nella camera da letto di Schicchi, quasi a mostrare quel che si poteva fare e non si è voluto), prediligendo invece una riflessione paradossalmente rispettosa e melanconica, in un fumetto che ha dissacrato molte icone oscure della nostra storia politica.

Di fondo, vi è un riuscito rovesciamento di un sentire comune banale e banalizzante, che assocerebbe all'ambiente del cinema porno lo squallore e alla normalità borghese la pulizia e la civiltà.  La volgarità in quest'albo sta tutta dalla parte dei mobilifici, dei programmi per ragazzi delle TV locali, nel sottobosco politico, nel qualunquismo spicciolo, nell'insulso chiacchiericcio televisivo che è la struttura di un'Italia profonda impassibile ai cambi di governi e repubbliche, anzi a ogni giro, pare quasi, sempre più forte.

Battaglia, probabilmente, è il supereroe che ci meritiamo: spesso viene da pensare che sia soprattutto il supereroe di cui abbiamo bisogno.


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