Dylan Dog 363 - Cose Perdute


LORENZO BARBERIS

Spoiler alert: analisi passo-passo. Leggere prima l'albo.

Cose Perdute è il primo albo dylaniato dopo la transizione del trentennale. Gigi Cavenago, il disegnatore di Mater Dolorosa, diviene con questo numero il copertinista della serie in un albo ancora a suo modo speciale, ad opera di Paola Barbato per i disegni di Giovanni Freghieri.

La cover introduce il "nuovo Dylan" di Cavenago e lo spettro del passato che ritorna in questo albo, che va a indagare i misteri dell'infanzia del personaggio, a Crossgate. D'eccezione la presenza di Groucho, come nel 200 (anch'esso barbatiano, tra l'altro).

La cover interna è, per ora, ancora quella rinnovata da Stano con l'avvio del nuovo corso; al numero 42, Stano aveva invece già inserito la sua personale interpretazione del "terzo stato dei mostri"; per quella di Cavenago forse si è scelto di centellinare le innovazioni.

La storia si apre con la tortura di un poliziotto, che potremmo inizialmente quasi scambiare per Dylan stesso (5), che scopriamo poi a pag. 6 esser punito per dantesco contrappasso. Dylan invece ha altri tormenti, più psicologici e sfumati: la coperta coi teschi del suo letto (7) è particolarmente inquietante (notare anche il riflesso in 7.iv), mentre il passato sommerso cerca di emergere, a fatica (le citazioni della Berenice di Poe e di Romeo e Juliet sono depistanti).

Si ritorna poi al luogo del delitto: l'inquadratura a p.11.i riprende 5.i, in un elegante gioco di simmetrie che segna il ritorno in campo di Carpenter e Ranja, finalmente in parte.



I delitti incalzano: 15-16 riescono a essere inquietanti senza calcare la mano, con la sola crudeltà visuale dell'impietosità dello sguardo sul corpo anziano della Fowling, e Freghieri svolge con efficacia il compito (in 17, ma anche altrove, notiamo che ha iniziato a usare sobriamente i retini, che non ricordo associati al suo lavoro su Dylan).

La soluzione grafica dell'"acqua sulla tavola" (18) è invece sua tipica, ed efficace la soluzione "alla Coraline" (18.vi) che inizia a indirizzarci verso il ricordo, esplicitato per la prima volta in 20.i, che ci rimanda alla storia di Pete Brennan sull'Old Boy 3 (vedi qui). La storia, già della Barbato, è una rilettura utile per apprezzare appieno l'albo, come pure "Sul fondo" di Matteo Casali e Nizzoli, che seppur meno connesso, ha numerosi riferimenti visuali, accennati a p.25. Gli incubi si intersecano e si amplificano, pur restando le storie leggibili separatamente. Oltretutto, quella dell'Old Boy dovrebbe essere una sorta di realtà parallela, con connessioni indirette al mondo del Dylan attuale: ma è plausibile che vi sia una sorta di "influsso sottile", tale da accentuare i problemi mnemonici che vediamo.

La texture del papillon rimanda alla texture a teschi del letto di Dylan (21), ed è un rimando che non potevamo cogliere a Bister Beer, il signor Orso del giovane Dylan (27), come scopre Groucho (come al solito, miglior detective del suo capo, in più d'un'occasione).

L'intervento di Bloch crea continuity anche col recente ritorno di Sclavi "Dopo un lungo silenzio".

Le visite ai vari psicologi (una discesa agli incubi che ricorda i Sette Piani di Buzzati in uno sviluppo psicanalitico) si mescola alla difficoltà di Dylan nello sfuggire al Loop in cui è intrappolato, segnato dall'iterazione identica della battuta di Groucho.

Il confronto Bloch / Ranja è interessante, ed è quello che mi attendevo, da tempo, dai nuovi personaggi introdotti: la creazione di anche momentanei team-up con le figure storiche della serie, a creare una sorta di slittamento verso una sorta di "police-procedural dell'orrore", più corale e in continuity, come pareva suggerire il modello evocato di Luther. Il Bloch in pensione di questo numero ricorda del resto, nel diverso contesto, il Bosch in pensione di Michael Connelly (sempre ficcanaso, ma ormai meno impulsivo, e più vicino al collega inglese).

Il test di p.49 mi aveva lasciato perplesso, ma è perfettamente congruente alla trama a una seconda
lettura, e lo spiazzamento appare voluto; col superamento di metà albo, finalmente Dylan ricorda, e con l'ipnosi supera le barriere psichiche create dal demone dell'Old Boy 3 (non senza conseguenze, forse).


Inizia così una sequenza di grande potenza narrativa e visuale, che conducono alla conclusione della storia. Lo sviluppo della vicenda fonde insieme "The Ring" con "Io non ho paura" in un disvelamento efficace e sorprendente; si giustifica anche, in teoria, perché l'incanto del demone non abbia funzionato del tutto (il patto poggiava su basi parzialmente errate, i quattro amici immaginari di Dylan non erano tutti propriamente tali).

Non aggiungo molto altro su questo per evitare spoiler eccessivi; bella anche la sequenza a p.90-95, con cui la Barbato aggiunge alla Retro-Continuity profonda una Rectified-Continuity recente, riscrivendo in parte i rapporti Dylan/Carpenter, mai realmente decollati sul presupposto di una contrapposizione frontale, e sempre sviluppati timidamente (qui esplicitamente, con l'ammissione in 94.ii) come rapporto di nemici-amici, più bonario con Ranja, più duro con Carpenter, ma fondamentalmente non di diametrale opposizione come potrebbe avvenire col celebre Sovraintendente, che continua però a restare sullo sfondo assoluto, dopo una inquietante comparsata a rottamare Bloch.

Insomma, un albo adeguato al "nuovo inizio" dopo le celebrazioni intercorse, che anticipa una simile storia dedicata alla giovinezza di Dylan ad opera di Barbara Baraldi, che ci attende per il prossimo mese.

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