Santini Bellici. Armi da fuoco e no.


LORENZO BARBERIS

Vesna Bursich è un'autrice molto interessante, che avevo intervistato per Margutte un po' di tempo fa (vedi qui). Di recente Vesna ha avviato un progetto decisamente intrigante, quello dei Santini Bellici (ne parla sul suo blog, qui e qui), L'idea è abbastanza chiara e semplice: associare un santino tradizionale, di sapore ottocentesco, con armi in prevalenza moderne, a creare un effetto di contrasto che, suggerisce la stessa Vesna, porti a riflettere sul tema purtroppo sempre attuale delle guerre di religione.


Il mio preferito in assoluto è il domenicano San Tommaso d'Aquino, che esaurite le armi della logica, ridotto alle strette, sa trarre nuove armi, letteralmente, dalla sua Summa Totius Theologiae. La posizione e l'espressione del santo è perfetta, e Vesna non deve fare che una modifica minimale (l'arma nascosta in una Bibbia, poi, è un grandissimo classico dell'hard boiled e simili).



Mi è piaciuta molto anche questa Santa Veronica, che al posto del Mandylion (il fazzoletto col volto di Cristo, reliquia che si sovrappone alla Sindone, custodita a Torino) regge un bersaglio crivellato di colpi. Inevitabilmente mi è venuto da pensare alla Madonna di Vico, protettrice di Mondovì, e oggetto del più antico miracolo coinvolgente un'arma da fuoco, verso il 1595. Come noto ai miei concittadini, un colpo di fucile di un cacciatore avrebbe fatto sanguinare l'antica icona quattrocentesca, avviando una rinnovata devozione che dà i suoi frutti tutt'ora.


Doppiamente inquietante è invece questa figurazione dell'Angelo Custode: inquietanti i bambini originali, in procinto di gettarsi nell'abisso per recuperare il pallone in bilico sul dirupo, e ancor più inquietanti con la maschera antigas, che situa la scenetta in un contesto post-apocalisse atomica.


Ma i santini bellici sono tutti affascinanti, evocano tutti questo antico rapporto tra santi e elemento bellico.


La prima associazione tra Santi e Armi è tramite la celebrazione del martirio. I santi decapitati sono ad esempio associati alla spada: San Paolo, ma fa ancor più strano nelle versioni al femminile, come Santa Susanna nel dipinto qui sopra.


Idem valga per Santa Barbara, qui sopra in una figurazione di Domenico Fetti, che oltretutto diverrà la protettrice delle armi da fuoco (e in suo onore verrà nominata appunto la santabarbara, la zona di una fortezza o di una nave dove vengono depositati gli esplosivi, e che in un romanzo d'avventura o in un film di Michael Bay non può mai fare a meno di saltare in aria).

Sono poi legittimamente armati i santi guerreschi per ragioni professionali: vari angeli, a partire da San Michele Arcangelo, in lotta contro i demoni infernali, o i molti santi della Legione Tebea, che ha accolto al suo interno molte venerazioni di santi-legionari o simili.



La spada è una Croce, e viceversa. dalle crociate in poi (gli infedeli, invece, usano scimitarre a islamica falce di luna; perfino quando uccidono martiri cristiane in età romana).  La Croce-Spada diviene poi fiammeggiante per i santi di tipo angelico, che combattono i demoni, o per quelli che avviano appunto una crociata, come papa San Pio V, massimo inquisitore romano, pontefice attuatore della controriforma, guida della decisiva battaglia crociata di Lepanto e, prima di tutto questo, vescovo di Mondovì. 




La battaglia di Lepanto, tra l'altro, è forse l'ultima e più grandiosa figurazione bellica di massa. Padre Pio guida misticamente a distanza la sua enorme flotta da guerra (è l'ultima e più grande battaglia della marina a remi) e lo stesso fanno dall'alto le forze del bene riunite attorno a Maria, abbattendo con neri strali invisibili le navi degli infedeli.



Dalla spada fiammeggiante crociata come archetipo deriva poi anche la spada laser di Star Wars, simbolo coerente, dato che i Jedi sono ricalcati sui Templari. Il che spiega anche perché funziona la satira di figure religiose con spada laser, Padre Pio / Obi Wan oppure Ratzinger / Palpatine.


Tra i molti santi guerrieri, non può mancare una santa guerriera, una sola ma importantissima: Giovanna d'Arco, patrona armata della Francia. Ma non è la sola, comunque.



La Madonna stessa, infatti, è associata alla spada, anzi a sette spade, i sette dolori che le trafiggono il sacro cuore per la morte del Figlio. Alla massima figura sacrale femminile del cristianesimo (più di una santa, naturalmente, per il suo ruolo speciale nella storia della salvezza) non si poteva non dare, sia pure in modo simbolico, anche la palma del martirio.

Da qui ad effigiare la Madonna con la spada in mano il passo è breve, e anche il senso simbolico si evolve: la spada diviene strumento per combattere contro i nemici della fede, materiali e immateriali, pagani vari e demoni di ogni ordine e grado.


Madonna del Soccorso in questa nuova iconografia, spesso l'arma diveniva semplicemente un bastone, con cui randellare il diavolo, impotente ai suoi piedi. Il senso della traslazione simbolica è evidente: il diavolo non merita nemmeno di essere affrontato con arma signorile dalla Madonna, che non gli è parigrado (come invece sono gli altri angeli) ma superiore, per forze (su un piano mistico) e rango. Un po' come un nobile non avrebbe usato la spada su un servo della gleba, così la Madonna prende a bastonate il diavolo, come un cane. Ma, ovviamente, non mancherà chi strumentalizzerà questa visione.


Basta togliere il diavolo, e il gioco è fatto: con l'avvicinamento concordatario del 1929 (e anche subito prima, in preparazione), la Madonna del Soccorso diviene una "Madonna del Manganello" che protegge i fascisti e la loro arma prediletta. Una deformazione, resa possibile dall'ambiguità dei simboli precedenti, e che rimase limitata, appunto, a dei "santini bellici", senza passare all'iconografia ecclesiastica ufficiale. La riprenderà il buon Guzzanti nel suo Fascisti su Marte: pensavo fosse fantascienza anche quella, e invece no.


Tuttavia c'è una Madonna del Fascio in alcune chiese (comprensibilmente, fenomeno ora minoritario e non proprio pubblicizzato). Si ha però il buon gusto di non darle un manganello in mano: bastano i vessilli dell'Italia sabauda sullo sfondo, e la scritta in alto, a fascistizzare.

Però, nonostante tutto, un santo o meglio ancora una santa con un'arma da fuoco in mano non c'è. Tempo che potremmo avere qualche archibugiere santificato, la chiesa si è fatta più prudente, e benché sia ancora lontana dal relativo pacifismo post-concilio Vaticano II, proprio santificare un uomo di guerra (anche santa) non lo fa. Per cui se vogliamo una Madonna bellica, non ci resta che rivolgerci a Vesna e all'arte contemporanea.

Oppure, alla Pop Music, che non delude mai.


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