Dylan Dog 364 - Gli anni selvaggi


LORENZO BARBERIS

Spoiler alert: leggere prima l'albo.

Barbara Baraldi torna per la seconda volta sulla serie regolare di Dylan Dog, di nuovo affiancata a un disegnatore storico come Nicola Mari, particolarmente congeniale al suo stile.

Dopo una breve per un Color Fest (Il bottone di madreperla), il suo esordio sulla regolare era infatti avvenuto col numero 348, La mano sbagliata; nell'intervista che Barbara era stata così gentile da concedermi (vedi qui) aveva anticipato la lavorazione di questo albo, che finalmente è disponibile ai lettori.



L'albo si inserisce nel solco delle celebrazioni del trentennale del personaggio, segnato da Mater Dolorosa di Recchioni e dal ritorno di Sclavi: se la Barbato in Cose Perdute indagava l'infanzia di Dylan, qui la Baraldi indaga la sua giovinezza, un nuovo capitolo inedito del passato dell'eroe. In quest'albo, tra l'altro, si completa la transizione dallo storico copertinista Stano a Gigi Cavenago, che in questo albo inaugura anche il suo nuovo, elegante frontespizio. Niente Groucho, e invece centrale il tema del Diario di Dylan scritto a piuma d'oca, spesso presente a chiusura delle vecchie storie e poi un po' messo da parte.

La svolta del trentennale sembra, insomma, aver spostato almeno per ora l'attenzione dalla blanda continuity istituita nel nuovo corso dylaniato a una meno blanda retcon (retro-continuity) volta a precisare elementi del suo passato.



L'albo, come già il 348, è densissimo di citazioni, a partire dalla seconda cover di Cavenago che va a riprendere questa foto di Sid Vicious dei Sex Pistols assieme alla sua ragazza Nancy. Anarchy In The UK era già stata citata da Simeoni nel 339, e costituisce un riferimento importante per l'anarchico Dylan. La citazione visuale più esplicita è questa: può ricordare anche una simile cover dei Ramones.

Rispetto al 348, ci troviamo ovviamente di fronte a una tessitura più strettamente musicale: molte sono palesate nel bell'articolo degli Audaci, e di qualcuna cercherò di rendere ragione qui.

La Baraldi decide tra l'altro di consigliare anche una traccia Spotify come commento musicale all'albo, riprendendo in chiave tecnologica moderna una tradizione tipica del Dylan già sclaviano, quella di suggerire una soundtrack implicita tramite i riferimenti interni all'albo.




I riferimenti comunque non mancano nemmeno all'interno dell'albo, e il curatore Roberto Recchioni, che appare in un cameo in 5.iii (l'album è Paranoid dei Black Sabbath), nell'introduzione tenta di organizzare una interessante classificazione degli innumerevoli rimandi presenti.

La tavola d'apertura (5), soprattutto, è tutta dedicata a "Shout at the devil" dei Motley Crue, il riferimento visuale maggiore per la band di cui Dylan è il  road manager. Stando agli Audaci citati prima, le vicende della band sembrano ispirate a loro.



Come sottolinea invece la recensione de Lo Spazio Bianco, ad opera di Andrea Bramini, era stato nel suo passato un musicista punk inglese anche John Costantine, il protagonista di Hellblazer creato come personaggio nel 1985, da Alan Moore su Swamp Thing. Essendo di poco precedente di Dylan e ambientato negli stessi anni, 1977-79 gli anni dei Bloody Hell e dei Mucus Membrane (il gruppo di Constantine) sono gli stessi. Constantine è il cantante del gruppo, mentre Dylan è un defilato roadie, ma la coincidenza è interessante.

Tra l'altro lo stesso Alan Moore (citato nel rinascimento dylaniato, in connessione a John Ghost) ha un background di musicista punk dal 1976 a oggi. "Membrana mucosa", anche in connessione al logo presente nella locandina sopra, al loro album "Venere in conchiglia", al Casanova Club, ha un sottofondo di allusione sessuale (e, nel caso di Moore, di sex magick).


Tuttavia l'affastellarsi di citazioni disparate rende più generico il mondo musicale descritto, come spesso tipico in questo sottogenere di fumetti horror (sui film maledetti si era tentato qualcosa di diverso, su Dylan Dog, con Il generale inquisitore: non una immaginaria pellicola dannata ma un mistero negli interstizi di una pellicola d'annata).

La prima vittima dell'album maledetto, ad esempio, il primo giovane acquirente di "The Killing Machine", ha una t-shirt dei Sisters of Mercy che lo identifica, anche se poi a casa ha anche poster dei Cure (8.vi), Depeche Mode (9.iv), dei Ministry (10.iii) e così via. Curiosamente, il ragazzo è molto simile alle altre due vittime del disco che appaiono nella storia, nella sequenza di p.27 e in quella di p.32 e infine 68. Potrebbero quasi sembrare tre fasi di crescita di uno stesso personaggio, e (reduce da Westworld) si potrebbe quasi ipotizzare che potrebbero essere un ragazzo che cresce ascoltando la musica diabolica di Vince, se non fosse che ovviamente le citazioni musicali non corrispondono (sono moderne fin dalla prima sequenza).

La miriade di citazioni visuali serve forse anche come rumore di fondo per dissimulare dei potenziali indizi: alcuni rimandi visuali alla musica sembrano infatti collegarsi alla parte esoterica della trama.

(Per la parte nel passato il problema è anche, naturalmente, quello di mantenere indefinita la cronologia di Dylan, come tutti i personaggi seriali che non invecchiano: a rigore, gli anni dovrebbero essere quelli del punk, dal 1976 in poi, anche perché nei primissimi anni '80 Dylan è ormai in polizia).





Tornando ai simboli esoterici, molto evidente il riferimento al logo dei Einstürzende Neubauten, che appare nella sequenza aperta da 32.i. Si tratta infatti di una riconosciuta stilizzazione della Monade Geroglifica. La monade rappresentava la sintesi di tutti i simbolismi esoterici per il mago inglese John Dee, che inventò questo sigillo - dalla forma schematicamente antropomorfa - nel 1564.

Anche nella precedente sequenza da 27.i  in poi si potrebbe volendo cogliere una simile Monade Geroglifica, creata inconsapevolmente dal cocainomane tatuato: il kriss e lo smile sul suo braccio destro potrebbero ricomporre indirettamente il simbolo (ritorna anche in 27.iii).

E troveremo più avanti due altri plausibili riferimenti.


Vincent Left, il cantante, porta invece al collo il sigillo crowleyano della Grande Bestia (13.ii) di qui sopra; al demone dell'Apocalisse lo connette anche il rimando alla Tigre di Blake implicato nella prima vignetta della tavola (13.i). Lo stesso nome del cantante è molto simbolico, come spesso nella Baraldi: possibile riferimento alla "via vincente della mano sinistra" (che trionfa nel personaggio, e sul personaggio).

In Scarlett (2010) della Baraldi, del resto, romanzo che però non ho letto, c'è un cantante maledetto dal sangue demoniaco di nome Vincent Lancieri. Una citazione inconscia, stando alla stessa autrice, che quindi non sviluppa un particolare rapporto tra i due universi narrativi, almeno non intenzionalmente (nel caso, accoglierò volentieri nella recensione eventuali integrazioni da parte di chi abbia letto entrambe le opere).

Divertente comunque anche l'ironia in sottofondo al flashback di p.14-17 (in acquerellato, oltre ai bordi smussati: in bianco e nero semplice quando i ricordi sono solo di Vincent), in cui Vincent e Dylan danno il nome alla nascente band, letteralmente circondati da Beatles, scarafaggi.

L'esclamazione di Dylan, "Bloody Hell", diviene così il nome del gruppo, come del resto evidenziato anche in copertina. Anche questa in fondo una forma di retcon, in quanto con la gestione Recchioni si è evidenziata una preferenza per questa imprecazione piuttosto che il bellissimo e surreale "Giuda ballerino!", inadatto forse a nuovi giovani lettori. In questa storia, la connessione di tale nome ed esclamazione all'Inferno diviene più stretta.

("L'ho incontrato in una clinica per alcoolizzati")

In questa fase di Dylan Roadie siamo tra Il Lungo Addio e Finché morte non vi separi; i due personaggi si reincontrano nuovamente nel periodo successivo al secondo albo. La citazione di Lillie (20-21) colloca con precisione nel canone la comune permanenza di Dylan e Vincent alla "New Life", con un ulteriore elemento di Retcon introdotto (un rimando, forse, anche all'albo "Una nuova vita" con cui al 325 è iniziato il rinascimento dylaniato).

L'uso da parte di Dylan di cliniche e gruppi di supporto per sfuggire all'alcolismo era già stato citato da Sclavi in Era Morta, sul gigante n.4 (vedi immagine sopra), e ribadito di recente nel n.362.

Vincent oltretutto ha visitato rehab center del Ghost Priory, il "Priorato di - John - Ghost" (19.v) e lavorerà per la Ghost Records: ma la cosa interessante è che la discesa nella musica diabolica viene prima di finire nelle mani del nuovo avversario di Dylan.

Perfino il delirio della groupie di 18.v assume un tono sinistro: in preda al delirio da acidi dichiara che gli alieni vogliono portare Vincent su una astronave per farlo a pezzi, ma chissà che non abbia visto davvero qualcuno dei mostruosi alleati di Ghost stesso - tra l'altro, stante la costante citazione di Lovecraft nel ciclo ghostiano, forse proprio alieni, perlomeno nel senso dimensionale del termine.



Tra i molti riferimenti musicali, non manca del resto uno agli Alien Sex Fiend (22.i), e le paranoie complottiste di Ian, sul finale (83.iv) non sono comunque ingiustificate. Tra l'altro, a differenza di Tommy, questo membro della band, lasciato totalmente sullo sfondo, è ancora vivo, e nel nuovo clima di continuity potrebbe anche tornare.


La morte per overdose di Tommy (21.ii) appare un rimando all'omonima opera degli Who, una delle prime rock opera dedicata ovviamente alla droga. Anche in seguito Tommy appare quello più semplicemente asservito alla droga delle sostanze e del successo (la sequenza di p.29-31), mentre il rapporto di Vincent è più ambivalente, e Ian per ora del tutto opaco, sullo sfondo.

Il concerto del 6 dicembre all'Eden Of Rock, altro elemento sottolineato in copertina, rimanda nuovamente alla prima fase della band, quella con ancora Dylan come roadie. Il cameo di Slash può essere anche un rimando, magari, a un giovane Axel Neil, il serial killer ideato da Recchioni in "Fuori tempo massimo".


Ovviamente, all'Eden Vincent non ha ancora l'esagramma crowleyano al collo, che però come detto non appare dopo la "cura Ghost", come potremmo attenderci; ma già prima, dopo l'avvento del nuovo manager, Rolf Tyler, che porta la band al successo con un "patto col diavolo", a una "caduta dall'Eden" forse non così allegorica.


C'è anche una vaga somiglianza tra Tyler e Paul McGuinness, ex manager degli U2 e definito "il quinto elemento della band", poi abbandonato per Livenation, un po' come il passaggio, più avanti, da Tyler alla Ghost Records. Comunque gli autori sostengono che tale corrispondenza è casuale.

Vediamo quindi il simbolo crowleyano per la prima volta (nel tempo della storia, non come ordine di pagine dell'albo) in 37,i, al collo di Vince. La propensione all'ultraviolenza di Vince era già presente seminalmente prima (vedi 31.vi), ma Tyler - e solo poi i ghostiani... - l'hanno catalizzata.



Emily Pie, la dog girl del mese presentata in copertina, fa tra l'altro la sua apparizione nello stesso concerto, in 39.ii, mentre viene quasi soffocata da un energumeno che ha, di nuovo, un tatuaggio che rimanda la monade geroglifica sull'avambraccio, e che si dilegua dopo l'intervento dylaniano. In questo senso, il triste destino di Emily (evidente, anche qui, fin dalla copertina) sarebbe segnato per ragioni rituali, e la spiegazione finale di Vince (92.v) sarebbe in questo caso l'ultimo inganno al vecchio amico.


La storia d'amore del giovane Dylan è legata a una lirica di Walt Whitman, "Attraversai una volta una città popolosa", Once I Pass'd Through A Populous City, contenuta in Foglie d'erba, del 1855 (p.42); il fatto invece che Emily veda, nel passato degli anni '80, Remember Me (2010) è una licenza poetica, ovviamente, che sottolinea bene la contrapposizione tra Emily (che chiede sopra ogni cosa di essere ricordata) e Vince (che sottolinea come lo sballo sia soprattutto un modo di dimenticare: la sua musica come una droga per cancellare la mente - e asservirla ai nuovi padroni, seguendo i complottismi da NWO musicale). Il 17 febbraio, invece, è la data di compleanno della Baraldi.

Il tema, ricordo/oblio, è centrale in tutto Dylan, e in misura diversa ripreso in tutti e quattro gli ultimi album del trentennale; anche in connessione con la vasta Retcon messa in scena (a cui si aggiunge anche un ulteriore tassello: è Left a suggerire a Dylan il nome di "quinto senso e mezzo", 58.ii, ricambiando l'omaggio del nome di "Bloody Hell").

In una magnifica sequenza a sfondo nero (59-63) vediamo il viaggio acido di Dylan, che richiama nuovamente, a distanza di pochi albi da Mater Dolorosa, la "scena primaria" del distacco dai genitori. Evocare Xabaras potrebbe anche avere un significato subliminale, mettendolo in connessione con il Vince già diabolico pre-Ghost Records: magari dietro a Rolf Tyler c'è il vecchio mad doc che tutti amiamo. Tra l'altro Xabaras non è nuovo a collaborazioni con multinazionali esoteriche che usano oggetti che uccidono: tutta la trama degli Uccisori (D.D. n.5) si basa sul suo diabolico programma in latino in grado di caricare di energie distruttive gli oggetti, proprio come avviene nel disco di Vince (che ricorre invece a rituali più violenti e tradizionali per caricarlo di energie occulte). Se vedere uno Xabaras padre minaccioso (p.60.v) fosse un'intuizione acida di Dylan, poi, sarebbe la prima manifestazione del suo quinto senso e mezzo dopo aver ricevuto il suo nome. Ma, chiaramente, è impossibile dirlo con precisione: sono solo speculazioni.

Difficile anche dire se l'importante retcon di 65.i (le motivazioni dell'ingresso in polizia di Dylan) sia solo da ascrivere all'impulso sentimentale per Emily, che vedeva in lui un "nobile cavaliere dalla scintillante armatura", o anche con la missione che gli arriva da quel passato profondo con il quale, sotto doppio acido, è entrato in contatto, e che gli chiede "perché tarda ad arrivare" ("il mio mondo è già finito, Vincent!" in 65.ii è leggibile in entrambi i sensi: sia che parliamo di Emily che del 1666).

Dopo il confrontarsi sulla propria infanzia di Dylan e Vince, entrambi figli del "silenzio delle madri" (66.i), si arriva alla classica "spiegazione finale" introdotta da un nuovo rito collettivo di The Killing Machine officiato dal DJ Duke, che avevamo già incontrato in 32 e seguenti (è il marchiato con la monade della band tedesca).


(The Thin White) Duke è l'alter ego di David Bowie, sembrerebbe, una delle pop star perdute in questo 2016 appena trascorso; non manca nemmeno una comparsata di un'altra nobilstar recentemente scomparsa, Prince, evocato in 72.v accanto a Kurt Cobain e Janis Joplin. Citazione marginale, ma interessante perché anche lui connesso a una variazione della Monade, come noto, quella presentata qui sopra.



Nell'ampia spiegazione finale, Vince illustra la sua discesa nell'abisso guidata da Ghost Records (84.ii) portando poi verso l'inevitabile finale, che conferma l'idea di un Vince ormai controllato in toto dalla "illuminata" Ghost Inc. Forse nella prima vittima, la ragazza che si taglia con un disco dei Joy Division (81.i) potrebbe esserci un vago ritratto della Baraldi stessa, giustamente posta come "l'origine di tutto".

Il finale vede l'azione di una misteriosa discografica ghostiana (la rivedremo?) in 92-93; un rimando al recente albo sull'alcoolismo sclaviano (94), dove notiamo anche (94.i) che nella morte il sigillo crowleyano di Vince è sostituito da una croce regolare. Bella anche la scritta in 94.iii, che fa molto "sepoltura di rocker". 96.ii è una citazione di Bittersweet Symphony, non inserendo visivamente un albo (non li ho censiti tutti) ma riprendendo la scena del videoclip.



L'albo della Baraldi ci porta a rileggere alcuni albi passati dove questo tema era già emerso. Nel 58, di Chiaverotti-Roi, era l'album maledetto degli immaginari Baphomet a portare morte e distruzione, con citazioni di Manowar, Iron Maiden, Scorpions, Motorhead, Sex Pistols e così via.


Il 175 della Barbato, per i disegni di Piccatto, vedeva addirittura una band maledetta dal nome di Bloody Murray, forse una deformazione da Bloody Mary unita al cognome del cantante Murray, ma che al 50 per cento è uguale al nome dei Bloody Hell. Anche in questo caso c'è una serie di rituali oscuri - che all'apparenza non funzionano sul piano sovrannaturale: nemmeno quelli del 364 è però davvero detto lo facciano - di cui il cantante è solo un frontman apparente, manovrato in questo caso da una "psicopatica isolata".


Insomma, questo secondo albo della Baraldi si muove bene all'interno di un complesso intreccio di tre sequenze temporali (flashback di Dylan, di Vince e linea del presente, senza contare il salto nel nero del passato remoto dylaniano...) che si vanno a intersecare a snodi salienti del canone, modificandolo in modo significativo, indice di una notevole apertura di credito della testata nei confronti della nuova autrice.

La storia funziona a un primo livello, con l'abbondante uso del tradizionale splatter, eros e thanatos tipico già del precedente lavoro baraldiano: come nell'albo precedente, comunque, appare anche interessante l'intreccio "di secondo livello", evocato dalla Baraldi con tante piccole suggestioni. La ricca densità della trama porta comunque all'uso di una gabbia piuttosto tradizionale, fitta di vignette e di dettagli, non senza la presenza centellinata di qualche efficace semi-splash.


Anche nel prevalente acquerellato il segno di Nicola Mari è riconoscibilissimo e molto efficace, ma il meglio di sé lo dà quando può esercitare compiutamente la sua Opera al Nero (il "flashback profondo" 59-63, ma anche le varie sequenze splatter del presente). Il forte parallelismo tra il suo stile e quello della Baraldi contribuisce nuovamente alla riuscita dell'albo.

Ribadisco però che - amando le variazioni dylaniate - mi piacerebbe vedere la Baraldi all'opera con un altro disegnatore (Corrado Roi sarebbe perfetto, naturalmente) in grado di dare una differente interpretazione del suo cocktail di splatter, eros, tanathos e melanconia.

Il gusto dell'autrice nel ricreare una trama intricata e complessa, invece, renderebbe a mio avviso interessante vederla su una testata noir (Julia sarebbe perfetta) o magari nell'autonomia di Le Storie. In ogni caso, attendo intanto con interesse la sua prossima discesa nell'orrore dylaniato, quando - spero presto - avverrà.


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