The Professor 2 - Revenant



LORENZO BARBERIS

Spoiler alert as usual: leggere prima l'albo.

"The professor" è un nuovo, interessante fumetto seriale edito da Erredi, verso cui provo una certa simpatia professionale, essendo anch'io un professore di lettere incuriosito dai temi esoterici.
Sul blog avevo parlato del primo numero qui, che introduceva temi e protagonista.

Questo secondo numero è sceneggiato dal bravo Giancarlo Marzano, videomaker e autore di lunga data di Dylan Dog (qui gli articoli in cui ho trattato del suo lavoro su Dylan), per i disegni di Francesco Mobili. La copertina, invece, è di Andrea Corbetta, supervisore e ideatore della serie.


Anche il secondo albo non delude le attese.
Dopo l'ambientazione londinese del primo numero (ma con excursus praghesi sulle origini del Golem), qui ci spostiamo invece a Giverny, in Francia, con la prima trasferta del protagonista, chiamato a indagare nientemeno che dall'amico Claude Monet.


Il fenomeno oggetto dell'indagine è quello dei Revenant, ovviamente, i ritornanti/zombies della tradizione voodoo. Nonostante l'uguaglianza del titolo, non ho colto particolari omaggi diretti ad uno dei più celebri e recenti film di Inarritu, quello che ha garantito finalmente a Leonardo Di Caprio un Oscar.


Invece, in modo indiretto, il collegamento c'è, tramite Di Caprio e una delle sue eccellenti interpretazioni attoriali pressoché dello stesso periodo. La situazione di fondo e il volto stesso di molti protagonisti della storia sono tratti infatti esplicitamente da Django Unchained di Quentin Tarantino, di cui Marzano evolve però la storia in chiave orrorifica, con un mash-up che, del resto, è nella migliore tradizione tarantinata.


Il tema degli zombie diviene una efficace e caustica riflessione sul tema della schiavitù (come, in varie declinazioni, è nell'orrore da Romero in poi). Marzano trova poi modo, abbastanza coltamente, di inserire anche la figura di Joseph Arthur de Gobineau (1816-1882) il padre e il teorico di tutti i razzismi moderni, che io e Marzano abbiamo anche il discutibile piacere di avere avuto come concittadino torinese (morì infatti nella capitale sabauda, alla stazione di Porta Nuova, ed è tuttora sepolto nel cimitero monumentale della città).


Volendo proprio seguire, per amor di paradosso, una sorta di super-continuity di Di Caprio, va detto che una scena analoga alla discussione a tavola sulle idee del presunto "razzismo scientifico" appare anche ne Il Grande Gatsby: sia nel romanzo originale di Fitzgerald che nell'adattamento cinematografico di Baz Luhrmann. E, ancora una volta, Di Caprio è l'ineffabile protagonista. Ma questa credo sia davvero una coincidenza.


Detto di questo sottotesto colto, che è dichiaramente parte del fascino del personaggio, il fumetto però è anche caratterizzato da un'azione abbastanza frenetica, con una impostazione di tavola molto dinamica e quasi "americana" (non fino al supereroico: più il montaggio americano di certo action/horror, dalla Vertigo in poi). I disegni di Mobili sono precisi, definiti, efficaci e molto dinamici (omen nomen...). Il bilanciamento cupo dei neri li fa funzionare bene per il bianco e nero, del resto congegnale all'horror volutamente un po' passatista del Professor/ Peter Cushing. Tuttavia, per l'impostazione dinamica, sarebbe interessante (anche se ovviamente improbabile per ragioni di costi) vedere anche il personaggio a colori. Avrebbe reso meglio anche la tavola finale (che contiene l'immagine messa al fondo del post).



Anche la soluzione esoterica del caso orchestrata da Marzano è piuttosto brillante, originale e anche sottilmente ironica come tipico delle migliori cose dell'autore. L'unico dubbio che rimane è se i pentacoli che ha usato siano autentici o d'invenzione. Non ha usato comunque i pentacoli di Marte (vedi sopra) che dato il cognome dell'autore sarebbero stati piuttosto appropriati.

Insomma, The Professor continua nella ricerca di questo difficile equilibrio: fornire un horror al tempo stesso nostalgico dei vecchi film e più ricco di splatter, punteggiato di riferimenti culturali ma anche votato all'azione. La storia d'esordio, pur molto interessante, volgeva più verso una maggiore densità del testo; Marzano riesce a modulare un maggiore equilibrio tra le varie componenti.

Aspetto con curiosità i prossimi numeri, le prossime lezioni del Professore del fumetto italiano.



Post più popolari