FuturBall



LORENZO BARBERIS

Vista finalmente anche la mostra annuale della Fondazione Ferrero ad Alba, il grande evento d'arte in provincia di Cuneo. Quest'anno è toccato a Giacomo Balla, arcifuturista per eccellenza, PittorBalla / FuturBalla come si firmava (e così l'evento è anche anagrammatico: L'ALBA: BALLA). C'era già stato Carrà, ma Balla è ancora più tipicamente futurista, mentre il primo ha solo attraversato il movimento come una meteora.

Se Balla avesse sintetizzato ulteriormente il suo nome, togliendo quella A così italiana, FuturBall potrebbe sembrare il titolo di un classico film cyberpunk anni '80 su uno sport iperviolento del futuro. Anzi, ho controllato, esiste davvero:



Nato a Torino nel 1871, Balla è pure una gloria piemontese, e la mostra riuniva i tre grandi pezzi del 1912 in cui studia il dinamismo: il cagnolino al guinzaglio, la bambina e il meno noto dei tre, le mani del violinista, che modifica pure la forma-quadro in un trapezio isoscele, pur di sottolineare con più forza il dinamismo:


Naturalmente, ci sono anche opere dei suoi periodi precedenti, e altrettanto naturalmente ne mancano altre di altrettanto illustri.



Le opere ancora del 1907 - come Il dubbio - colpiscono per la lontananza dal futurismo, ancora influenzati dalla concezione classica che aveva studiato all'Albertina, per quanto ormai reinterpretata.


La transizione sta in uno strano divisionismo come quello della Lampada ad arco: datata 1909, probabilmente del 1911, viene rifiutata alla esposizione futurista del 1912 a Parigi, ancora troppo legata al vecchio stile: e un divisionismo frenetico è ancora quello dei quadri famosi del '12. Nel 1913 Balla metterà all'asta tutte le sue opere passatiste, in un reboot totale, e totalmente futurista.


Da qui il nome di FuturBalla, l'annuncio che il vecchio Balla è morto, il porsi come il Leonardo del Futurismo, di cui è accettato come il caposcuola pittorico, coi suoi studi sulla velocità pura e dei vari veicoli a motore, che affascinano tanto i futuristi marinettiani.


Il transito del veloce Mercurio sul Sole del 1914 è occasione per un quadro astratto quasi astrologico, ormai pienamente nello spirito futurista, anzi, emblematico dello stesso. Ma non manca nemmeno uno studio sulla moda futurista, con vestiti bellici per l'Interventista che non deve chiedere mai:


Sulla Moda Futurista il nostro lavorerà fino agli anni '30, quando si allontana dal movimento. Molte di queste cose potrebbero essere senza problema in un catalogo di moda dagli anni '80 in poi (negli anni '80 come norma, nei '90 come pacchianeria, dal 2000 in poi come "citazione ironica" dello stilista sui due decenni precedenti. E invece era Balla redivivo).


Anche il 1915 - quando l'intervento bellico richiesto a gran voce dal cretinismo futurista si realizza - è l'anno di molta roba futur-patriottarda tricolore, ma anche della rielaborazione futurista di falce e martello dedicata alle linee-forza dello scultore futurista Boccioni, trasformandole in una sorta di figura robotico-antropomorfa.


Lo stesso Balla avvicina i suoi frequenti dinamismi tricolori a fette di cocomero, come in questo quadro del 1917-18: quasi un suo contributo - dopo la moda - alla possibile cucina futurista.


Il razionalismo futurista lo porta anche a capolavori misconosciuti come questo Scienza contro Oscurantismo (1920), oltre ai soliti sventolare di bandiere e a dinamismi puri o meccanici sempre più stereotipati.


Anche la sfida tra il Nero del Pessimismo e il Blu dell'Ottimismo, del 1922 (o il Balla fascista li vede rovesciati, mentre il Duce marcia su Roma?) sono un bel contrasto simbolico. Il fascismo al potere si ricorda degli amici, e Balla disegna una nuova serie di francobolli nel 1923, caratterizzati dai fasci della neonata dittatura.


Lo stile è meno futurballista del solito, forse perché l'occasione richiede leggibilità da parte del vasto pubblico delle poste, forse perché inizia il ripensamento passatista che prenderà piede in seguito. Comunque, Balla aggiunge un nuovo tassello alla reinvenzione futurista dell'universo (l'unico da cui si astiene è il Ballo futurista, che gli sarebbe pertinente per nome: invece lo lascia deperire sotto Depero).


Nel 1924 l'apice, comunque, dell'astrazione futurista di Balla: quadri che effigiano i Numeri Puri, nella loro assoluta a-figuratività. Ma intanto sta già maturando la crisi: mentre Marinetti diviene Accademico d'Italia, Balla inizia a distaccarsi dal futurismo, anche se la piena separazione avverrà solo molto dopo.


Questo Dinamismo di Suore, del 1925, è ancora perfettamente futurista, nella forma: ma nel contenuto inizia ad essere vagamente ossimorico.


La svolta avviene nel 1926, con un parziale ritorno alla figura. Con opere come questa Verginità, Balla cerca di farsi una nuova verginità pittorica.


Il Balla che si schiera con decisione per Mussolini nel 1926, l'anno del delitto Matteotti e delle Leggi Fascistissime, è quindi il Balla neo-figurativo, che dedica al dittatore una statuina ovviamente nera mentre si rimbocca le maniche per impugnare un gigantesco fascio-manganello e minacciare "Sono venuto per dare un governo all'Italia". Mussolini preferiva probabilmente, per ragioni politiche, il Balla futurista, che con la sua arte dava al Fascismo una patina di illusoria rivoluzione.


L'autoritratto del 1927 è così un trionfo di futurismo tricolore, con Balla che spara raggi rossobiancoverdi in ogni direzione del cosmo, come il mostro finale di un videogame.


1928 


Le Frecce della Vita tornano in un dipinto del 1928, mentre nel 1929 Balla tenta una scomposizione più tradizionalmente astratta, cubismo bidimensionale in Seraluci, dove il titolo è un classico esempio della neolingua parolibera del futurismo.


1931

Gli anni '30 sono quelli del distacco. Marinetti, trombone futurista di regime, avvia l'aeropittura futurista di Tato e altri, mentre Balla sente sempre più l'esigenza di un distacco.



Nel 1933 questa compresenza di figurativo e futurismo si compie nel celebre Marcia su Roma / Velocità astratta: il recto del quadro contiene una figurazione sintetica della marcia come massimo esempio di velocità politica, il verso invece una rappresentazione figurativa della marcia, con Mussolini alla testa dei quadrumviri (ovviamente falsa: Mussolini attendeva notizie a Milano, pronto a fuggire in Svizzera se le cose fossero andate male).


Ma nel 1937 la riscoperta del figurativo prevale, Balla si chiama fuori dal Futurismo e viene quindi isolato dal regime.


Questo Balla degli Anni '40, neo-figurativo, dedicato a fiori e fanciulle in fiore, è molto meno interessante, e in mostra giustamente non ce n'è particolare traccia. Morirà nel 1958, abbastanza dimenticato: la nuova Italia non ha bisogno né del velocipede futurista né tantomeno del rinato figurativista.

Anzi, il problema dei nuovi astratti è quello di collegarsi nell'immaginario più al cubismo picassiano che al futurismo fascista, ma la defezione del maestro dei Futuristi contribuisce a spezzare la catena della tradizione rivoluzionaria anche dove sarebbe potuta continuare, magari a destra o in una nicchia apolitica fuori dal sistema.

Il ritratto di qui sopra è un fantastico paradosso (Balla ne era consapevole?): la grafica stilizzata del calendario di massa degli anni '40 è possibile grazie alla rivoluzione estetica operata dal futurismo; il pittore tradizionale che ci si ritrae davanti, quasi patetico nella sua apparente assenza di consapevolezza, è l'uomo che quella rivoluzione l'ha attuata.

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