Talete in wonderland



LORENZO BARBERIS

L'origine
, sottotitolo Talete e l'acqua, è l'interessante primo fumetto del giovanissimo Davide Zannoni, appena diciottenne: una coraggiosa scommessa della Slowcomix di Alessio Bilotta, che da sempre privilegia nelle sue scelte editoriali il lancio di esordienti.

Allievo di Francesca Mengozzi e Giovanni Marcora, Zannoni in quest'opera d'esordio ha beneficiato della revisione di un autore del calibro di Sauro Ciantini; nella sua semplice autopresentazione, Zannoni rimanda poi ai soliti nomi (Schultz, Pazienza, Moebius) ma anche Crumb e soprattutto Shelton, che sembra aver avuto qualche influenza.

L'opera, di 32 pagine, va quindi a presentare ovviamente le teorie del primo dei filosofi, Talete di Mileto, di cui l'albo premette anche una breve scheda sintetica da Bignami di filosofia.
Già la scelta, oggettivamente, è interessante: non un classico bonellide (se non nel formato, nella concezione fantastico/avventurosa), non un adattamento letterario, e nemmeno una "vita di uomini illustri", ma una sorta di "adattamento filosofico". Salvo la scheda iniziale, infatti, Zannoni non si sofferma sulla biografia del filosofo naturalista, ma traspone in immagini i suoi ragionamenti sul funzionamento dell'arché, il principio primigenio.

La scelta del linguaggio fumettistico ha spesso soluzioni visuali brillanti, al netto di alcune ingenuità, che più che altro si traducono in un gusto per il dettaglio sovraccarico (per esempio, a me non è piaciuta la modalità troppo invasiva per numerare le pagine, un tipo di eccesso grafico che forse solo Jacovitti sapeva gestire).

Per il resto, con uno stile molto cartoonistico e senza quasi alcuna didascalia o battuta di dialogo, Zannoni rappresenta il generarsi della realtà naturale dal collidere degli elementi empedoclei, in un predominio dell'elemento acquatico che viene segnato dal prevalere dei toni dell'azzurro e dalla forma arrotondata delle vignette, quasi altrettante gocce d'acqua sul punto di dissolversi.

Data anche l'inevitabile brevità, la storia scivola via veloce, come bere un bicchier d'acqua appunto; ma Zannoni sa anche tenersi in un delicato equilibrio tra i due rischi insiti in questo tipo di esercizio di stile: l'eccessivo didascalismo oppure il totale non sequitur. La narrazione invece, specie nel finale, si distanzia dalla pura "spiegazione per figure" del filosofo greco, evolvendosi in un commento più personale dell'autore, tra Magritte (Ceci n'est pas un verre d'eau), l'onda di Hokusai Loren Eiseley.

Insomma, un lavoro che incuriosisce, per paradosso proprio per certe ingenuità che fanno vedere la giovanissima età dell'autore, lasciando pensare che certe soluzioni intriganti arrivino più d'intuito che come consumato trucco di mestiere. Una volta perfezionata la sua visione, Zannoni potrebbe darci fumetti molto interessanti, specie tenendo fede alla dichiarazione con cui chiude l'opera: "La vera protagonista dei suoi fumetti è la filosofia". Dato il cognome, Zenone è d'obbligo, ma non mi spiacerebbe nemmeno vederlo all'opera su moderni e contemporanei.

Da Talete ad oggi insomma c'è un lungo viaggio: aspettiamo la prossima tappa, non necessariamente in stretta sequenza temporale.

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