Dylan Dog 367 - La ninna nanna dell'ultima notte


LORENZO BARBERIS

Il 29 marzo 2017 è uscito questo nuovo Dylan Dog di Barbara Baraldi, questa volta associata per la prima volta a un disegnatore storico della testata come Corrado Roi. Naturalmente, quanto segue potrebbe rischiare di avere qualche elemento di spoiler, e quindi consiglio sempre di leggere prima l'albo.

Consiglio anche le belle recensioni di Francesco Pelosi su Lo Spazio Bianco (qui) e quella degli Audaci (qui).

Venendo all'albo: bella come al solito la cover di Cavenago, con il maggiolone e il luna park dell'orrore protagonista in parte della storia. Molto lungo il titolo, che occupa quasi tutta la fascia bassa, e implicitamente il nome del parco maledetto, Fearland, diventa quasi un titolo alternativo (un po' come ne Gli anni selvaggi, sempre della Baraldi, dove molta evidenza aveva la scritta Bloody Hell). Bella anche la firma nascosta in un dettaglio del disegno, un gioco bonelliano che ho sempre apprezzato.


Fearland si qualifica come un rovesciamento, quasi, del Joyland di Stephen King, anche se il suo ruolo nella trama, pur presente, sarà meno centrale che nella copertina.

L'avvio è subito in medias res, con lo scatenarsi della crudeltà infantile e un omicidio in stile molto cartoon oscuro (p.15-16). La filastrocca infernale che dà il titolo all'albo accompagna il delitto in didascalia; a differenza dell'età dell'origine dove veniva scritta con un carattere corsivo grassetto (che viene però usato per il titolo interno, a p.5).


Il tema degli scacchi che introduce il personaggio di Markus fa pensare a un grande classico di Roi come Partita con la morte, ed è comunque ottimale per i contrasti di bianco e nero dell'autore. Allo stesso modo, il tema delle marionette che pervade tutto l'albo (da p.23 in poi), apparso  può ricordare Sette Anime Dannate, altra opera caposaldo dell'autore. Ma, al tempo stesso, si mantiene il parallelo con l'Old Boy in edicola, dove il tema del burattinaio/marionettista è trattato da Marzano.



Groucho, con la tuba di Harpo Marx e un grembiule dei Rolling Stones, lascia il posto a una Dylan girl del mese che ne ricorda una aggraziata versione al femminile. Tra i bambini perduti viene messa in evidenza la piccola Monday, già spiccata durante il primo massacro, che richiama invece Mercoledì della famiglia Addams.

Il secondo delitto, con colonna sonora dei Garbage, I'm only happy when it rains (il curatore Recchioni suggerisce invece The last temptation di Alice Cooper, nell'editoriale) punisce lo sfruttatore di una specie di nuova Shirley Temple,

Assemblea dei genitori con citazione obbligata dei Simpson (41), introdotta già nella prefazione, e consueto cameo di Rania in montaggio alternato col pubblico razzista.

La "Storia di un uomo che raccontava storie" rimanda a vecchie "storie nella storia", tipiche dei primi numeri, specialmente di alcuni disegnati da Roi (Dal profondo, per esempio, ma non solo). Si esplicita anche la citazione del Villaggio dei dannati, che è uno dei principali riferimenti dell'albo (56), e appare anche Fearland (57); dato che la scritta appare solo con una metà, "Fear" - ma, stante la cover, è già prevedibile di cosa tratti - mi ha fatto pensare a un altro numero storico, non legato a Roi questa volta:


L'atto finale, dalla bella semi-splash di p. 69 in poi, si sviluppa così nel Lunapark maledetto promesso dalla cover. Tra i molteplici orrori evocati da Roi, non mancano i topi da Orrenda invasione (p. 73), anche questi da poco evocati da Gualdoni sul Maxi.

E finalmente entra in scena anche lo spettacolo dei burattini, con le sue fiabe oscure, già evocate come necessarie da Markus a p.45. Hansel e Gretel, Il mago di Oz, la volpe e l'uva, Alice in Wonderland in versione orrorifica fanno il loro dovere.


Il tema del Luna Park, del resto, mi ha fatto pensare a un grande classico del Dylan romantico, dove appare fin dalla cover, anche se non vi è altro rapporto tra le due storie se non quello di questo tema. Inoltre, Dylan Dog Luna Park è uno dei vari videogiochi realizzati sul personaggio, ritenuto uno dei più dignitosi (io non l'ho mai giocato).



Insomma, una storia in cui la Baraldi, molto presente ormai su Dylan, guarda con attenzione al grande passato del personaggio servendo a Roi una storia perfetta per mettere in scena i classici visuali della sua arte: un incontro artistico che l'autrice aveva auspicato già nell'intervista che mi aveva gentilmente concesso qui. Chissà che la Baraldi non riesca a realizzare un mio vecchio sogno: vedere in Dylan Dog una citazione del Colombre di Buzzati disegnata da Corrado Roi (sul perché sarebbe indispensabile questo autore, vedete qui).

E ora, restiamo in attesa di un 368 dove tornerà Gigi Simeoni, come autore completo, uno dei nuovi autori giunti con il "rinascimento Dylaniato" e assente da un certo periodo.


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