Ora e sempre Resistenza


LORENZO BARBERIS

Oggi è un venticinque aprile, uno dei tanti, anche a Mondovì.
Il monumento alla Resistenza di Mondovì è un po' marginale; ne ho scritto qui.
Un intervento modernista sobrio, elegante, all'interno di uno scalone liberty che collegava Breo all'Altipiano, reso marginale dal nuovo scalone in cemento (oggi decorato da colorata street art).
Una sobrietà molto monregalese, che al suo peggio può sembrare riottoso understatement, ma saputa leggere, al suo meglio, è anche elegante essenzialità. L'omaggio giusto, l'omaggio possibile per questa città.

Stefano Casarino è ligure d'origine, ma ormai da più di un quarto di secolo è uno degli intellettuali monregalesi di riferimento, da quando è divenuto una delle colonne umanistiche del Liceo cittadino. Io faccio parte della primissima generazione dei suoi studenti monregalesi: prima ora del primo giorno di Liceo, una di quelle lezioni di Lettere che possono segnare; se il lettore segue il blog, può valutare da solo se lo ha fatto.

Ecco: Casarino ha fatto il perfetto discorso per la Resistenza a Mondovì. Colto, ma sobrio, partendo da quel Montale che ama tanto, con il suo antifascismo ironico e distaccato, per poi passare a Antonio Gramsci, il Resistere quando "tutto è, o pare perduto", una lezione sempre attuale davanti allo scoramento politico e personale. Gramsci, visto come "un satanasso" dal regime, che lo farà aggredire e incarcerare, fino a portarlo alla morte; Gramsci, che rivendicava il suo voler essere "né martire, né eroe" (viene da pensare a Brecht, alle sue pagine ugualmente pensose di "resistenza" al nazismo, a quella terra beata che non ha bisogno di eroi, frase densa e da riflettere attentamente).

Questo è il Partigiano, "né martire, né eroe", ma testimone del suo tempo. "Partizan" per l'oppressore nazista, a evocare il senso deteriore di "uomo fazioso, di un gruppuscolo", ma accolto in positivo come "uomo che prende parte, che parteggia" davanti all'opacità della vasta "zona grigia" (che mi fa sempre pensare a quell'"aula sorda e grigia" da cui tutto ebbe inizio).

Agli "-ismi" Casarino contrappone gli "-esimi": Umanesimo e Cristianesimo, radici di "una certa idea di Europa" (Steiner) che ci troviamo a condividere. Cita Don Abbondio e il coraggio che qualche volta uno si deve dare, cita Giovanni Mosca e le pecore belanti di fronte a Mussolini che divengono retorici "leoni dell'antifascismo" nel dopoguerra.

Il suo ragionamento, in sintesi, percorre varie trame: la resistenza come fatto giovanile, una "altra Giovinezza" rispetto a quella imposta dal Regime, un'etica giovanile oggi soffocata talvolta da gerontocrazie poco meritocratiche (quelle per cui la meritocrazia è solo quella degli altri), che vogliono imprigionare le nuove generazioni nell'etichetta comoda di bamboccioni choosy.

Ma anche la Resistenza nome femminile, le staffette partigiane in bicicletta, simbolo di Resistenza, la repubblica dell'Ossola con il primo ministro donna; la Resistenza cristiana, di laici e preti, anche da noi. La Resistenza evento epocale dell'Europa e del mondo, non angusta storia nazionale: francese, polacca, greca, spagnola - contro il regime di Franco, terribile - e internazionale. A questo proposito, calza a pennello la citazione di Hemingway del 1937, alla Guerra di Spagna (prova generale dello scontro di due anni dopo, da ambo le parti): "Il fascismo è una menzogna detta da prepotenti", e strappa un applauso a scena aperta, non calcolato, per questa definizione icastica e perfetta anche oggi, in cui il fascismo avanza strisciante e virale.

E come insegna la cultura classica di cui Casarino è infaticabile alfiere, "muore davvero solo chi è dimenticato". Libertà, democrazia, benessere non sono scontati, sono conquiste a prezzo di sangue da difendere contro i nuovi totalitarismi che avanzano da più lati (nihil sub sole novum), gli avanguardisti vogliosi di uno scontro di civiltà, da ambo i fronti. E se giustamente sono presenti le bandiere di MondoQui (anche in arabo, novità degli ultimi anni) che ricordano come l'antifascismo è nella sua essenza antirazzismo, altrettanto giustamente Casarino ricorda l'orrore della strage di Charlie Hebdo, il più grave attentato in Europa contro la libertà di stampa. La resistenza è intelligenza critica che non smobilita: un monito alto, impegnativo, cui è arduo essere all'altezza. (mi permetto una nota personale: per chi ha seguito le sue lezioni come me è facile trovare un fil rouge che collega tutti gli autori trattati, il Grande Umanesimo che ci ha insegnato, e di cui qui il prof. ha qui evidenziato anche, con chiarezza, le implicazioni civili).

Nei saluti finali, l'ANPI ricorda lo spettacolo che a breve si terrà, di un altro mio docente (di arte), l'attore Michele Rados, che ricorderà i lager italiani nella Sala delle conferenze di Mondovì, provvidenzialmente intitolata l'anno scorso a Luigi Scimé, il comandante partigiano siciliano liberatore di Mondovì. Figura da riprendere e valorizzare ancor più di quanto negli ultimi anni si è fatto, certo: ma anche segnale che la memoria non è acqua, e può e deve continuare.

Ora e sempre, Resistenza.

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