America On My Mind: i Boetti in mostra al Lionetto


LORENZO BARBERIS

Il circolo Lionetto di Villanova Mondovì è da sempre uno dei centri più importanti - anche se un po' misconosciuti - della cultura monregalese e, in particolare, di quella che potremmo definire "controcultura monregalese": una controcultura bonaria e per nulla aggressiva, in verità, che ha saputo inventare delle forme alternative di aggregazione, di dibattito, di proposta culturale ad ampio raggio al di fuori dei circuiti ufficiali.


Dell'apertura al Lionetto ad una nuova stagione di mostre avevamo scritto quisoffermandoci anche sulla storia - per sommi capi - di questa entità (che allora aveva superato da poco il ventennale, e che oggi si avvicina a falcate ampie al quarto di secolo). Per cui non ritorniamo su tutta la storia e riferiamo invece di questo nuovo appuntamento con l'arte dei fratelli Marco e Mattia Boetti (non c'entrano con Alighiero, nonostante siano molto bravi anche loro). Il titolo è "Appunti di un viaggio" e, come evidenziato anche dagli articoli usciti sulla "Guida" cuneese e sulla "Unione monregalese" (e altri pezzi sono usciti su "Provincia Granda" e sul fossanese "Piazza Grande"), i piccoli dipinti nascono da impressioni on the road di un viaggio newyorkese sulle tracce di Keith Haring e del graffitismo.


La ricerca del "segno degli anni '80", ci verrebbe da dire, quella compiuta anche da Andrea Pazienza che aveva fatto lo stesso viaggio per trarre nuova linfa da infondere nei suoi già potentissimi fumetti. Qui la ricerca passa ovviamente per una tecnica illustrativa e non per la sintesi del cartoon (che ad Haring deve tra l'altro moltissimo, in un continuo interscambio di segni nell'underground dei due mondi): tecniche miste, tecniche "da viaggio" ci verrebbe da dire, "cartoline newyorkesi" per formato e qualche volta per temi, toccando tutti gli archetipi del viaggio nella Grande Mela, il caput mundi dei nostri tempi (il Ponte, la Statua, i Grattacieli).


I pezzi che mi piacciono di più ancora sono alcuni scorci meno noti, alcuni palazzi, alcuni dettagli di strada, dotati di una loro massima genuinità spontanea. Bella anche l'idea di associare ad ogni quadretto un foglio volante di block notes con sopra qualche appunto di quelli annotate da Haring, durante le sue peregrinazioni newyorkesi, fisiche e mentali.


Come colgono correttamente Marta Borghese ed Elia Vasquez nei due begli articoli che alleghiamo in, per così dire, "bibliografia", le storie strutturano un percorso, una narrazione, una photo-story a disegni, verrebbe da dire paradossalmente ("come un fumetto", annota giustamente Elia). Le opere tra l'altro, prima di questa presenza nel monregalese, sono state esposte a Pisa in un locale dedicato ad Haring, proprio in fronte al suo ultimo capolavoro.


Eclettico nel percorso, ma molto bello, questo ultimo pezzo in cui l'esperienza newyorkese ritorna circolarmente su Mondovì e sulle sue mongolfiere, interpretate secondo gli schemi del graffitismo americano. Un pezzo che deve divenire il primo di una serie, e lo spunto per una nuova piccola mostra, lionettese e altrove.

Una mostra quindi solo per numero di pezzi e formato "piccola", ma molto significativa e genuina, che consiglio veramente di non perdersi ai veri buongustai dell'arte monregalese (è aperta ancora fino al 30 maggio, apertura serale dalle otto all'una, chiusura alla domenica). E in generale, tenere d'occhio quel laboratorio sotterraneo che è la "Lionetto Art Gallery" (per così dire): lo dico per chi l'arte la guarda, per chi la fa e infine per chi ne scrive (innanzitutto, quindi, "memo per me").

Bibliografia:


Marta Borghese sull'"Unione Monregalese"


Elia Vasquez su "La Guida" di Cuneo



Keith Haring, "Tuttomondo" a Pisa.

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