Roascioletti: Ipotesi d'arte


LORENZO BARBERIS

Il cabalinguista Marco Roascio, uno degli artisti monregalesi più interessanti, lancia questo spunto su Facebook, di recente:

"Circa 65 x 65 metri di superficie. La mappa di Google non rende l'idea dell'intensità vegetativa di quell'area , risparmiata alle costruzioni e di fatto una sorta di bosco lussureggiante in pieno centro .Me ne accorgo da alcuni giorni, giocoforza : dovendo passare di lì poiché ci sono lavori in corso sul tratto di pista ciclabile di Via dell' Arciprete. Ci vedrei una oasi protetta. E mi chiedo: come ha potuto risparmiarsi al cemento, quest' area? Non ne conosco la storia né conosco la matrice proprietaria di tale terreno. Mi pare di vivere un romanzo di Raymond Queneau, passando di lì. 
Magnifico, davvero!"

La questione suscita l'attenzione di uno dei giovani artisti torinesi più interessanti, Andrea Roccioletti, che chiede a Roascio ulteriori spiegazioni. Roascio a questo punto mi coinvolge:

"Forse lo storico Lorenzo Barberis ha traccia dell'area da un punto di vista evolutivo. Comunque, ho in programma un sopralluogo."

Lo spazio lo conoscevo ed è affascinante. Della sua storia in verità non sapevo nulla, né mi servì la consultazione dei vari libri di storia monregalese contemporanea in mio possesso. Tuttavia, ho scritto questo post-in-progress e l'ho condiviso nei social, sperando di ottenere riscontri. Sono stati fin più ampi di quanto pensavo, anche non si è rilevato nulla di specifico, perché si trovano voci contrastanti. Non mi resta di consigliare al buon Marco di informarsi presso gli enti ufficiali, che credo siano gli unici possano dirimere la vicenda.

Però tra gli altri mi ha prontamente risposto l'ottimo John Aimo, il fondatore della tradizione mongolfieristica monregalese (la prima di tutta Italia, e lo dico senza nessuna esagerazione campanilistica, come sa chiunque si interessi di questo tipo d'areonautica) con preziose foto aree dell'area, che permettono di vedere bene lo spazio e anche di contestualizzarlo nell'insieme della città, tra la chiesa, strutture sportive, ripetitori e semplici abitazioni.




Foto di John Aimo.

Giocando un po', comunque, l'area è interessante da un punto di vista simbolico (se invece che un quadrato di sessantacinque fosse un quadrato di sessantasei, ancora di più). 

Infatti, possiamo notare che l'area è chiusa in un "quadrato massonico stradale", come si vede nella foto, tra via Dante Alighieri, via Giuseppe Verdi (cultore musicale di Dante, come si vede qui: "Le affinità del carattere tra V. e D. sono tanto evidenti che non occorre spender parole per sottolinearle"), via Giosuè Carducci (massimo cultore letterario di Dante, come si spiega bene qui) e via Piemonte, celebrato da Carducci in un'Ode (1890) che esalta Mondovì, ch'egli aveva visitato:

Cuneo possente e pazïente, e al vago
declivio il dolce Mondoví ridente,
e l’esultante di castella e vigne
                 suol d’Aleramo

(vedi qui).

Marco anagramma questo testo carducciano ottenendo un primo lavoro anagrammatico. Dichiara infatti Roascio:

"Ho preso pari-pari il testo di Carducci citato e, riga per riga, anagrammandolo, ho estratto quattro considerazioni strutturate in dialogo, centrate sul tema.

- La zona piace?
- V' è uso : esponete, gente! 

Mi dice: - Lì non c'è reddito! 
- Lo devolvi? 

- Via legale? 
- Letta: esclude tennis! 

-Dal suolo?
-Rame !

Il riferimento a Dante è a suo modo pertinente: nel periodo dantesco (1265-1321), il Monte Regale sta lottando contro la tirannia del Vescovo d'Asti, così come la Commedia narra anche della lotta della Firenze libero comune contro le mire espansionistiche di Bonifacio VIII. Questo boschetto può quindi simbolicamente rappresentare la Selva Oscura. Verdi e Carducci tra l'altro erano massoni, oltre che accomunati dal culto dantesco.

Quindi a mio avviso questa interessante operazione artistica può partire da qui.






Tra l'altro Roccioletti ultimamente va facendo un lavoro sulla cartografia e sul corpo femminile che è molto interessante: l'uso della carta cittadina per riempire il corpo immaginario della modella evoca una nudità astratta connessa al color rosa carne usato in effetti, tradizionalmente, per indicare i palazzi nella cartografia urbana. Questo elemento si mescola però in modo volutamente incongruo al bianco delle strade, al giallo dei percorsi de bus e dei tram, al blu del fiume e appunto al verde dei parchi urbani, creando forme di cui ci sforziamo di identificare un senso impossibile (per non parlare dei nomi di luoghi).



Non so se e come questo lavoro possa interfacciarsi a Mondovì (cartografie monregalesi sulla Beatrice dantesca immaginata da Gustave Doré?), ma potrebbe essere una suggestione interessante.

Suggerisco a Roascio un ulteriore spunto anagrammatico:

Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.

Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinova la paura!

Tant’è amara che poco è più morte;
ma per trattar del ben ch’i’ vi trovai,
dirò de l’altre cose ch’i’ v’ ho scorte.

Io non so ben ridir com’i’ v’intrai,
tant’era pien di sonno a quel punto
che la verace via abbandonai. 

Si tratta, ovviamente, del celeberrimo incipit della Commedia dantesca, il canto proemiale che anticipa i 33 dell'Inferno vero e proprio (il libro contiene questo canto proemiale più gli altri 33), i 33 del Purgatorio e i 33 del Paradiso. Notiamo che il canto proemiale parla di un Dante "pieno di sonno" quando abbandona la "vera via". Sonno spirituale, ma potremmo anche leggerlo come sonno fisico, e tutta la Commedia che viene dopo è un sogno di Dante (anche in questo, sarebbe così simmetrica all'Odissea, la cui vicenda che si apre con Ulisse che giunge al paese dei Lotofagi, che vivono in una costante allucinazione. Egli poi ne fugge e vive avventure tra mostri e creature fantastiche: e quindi forse non è fuggito, ma ancora prigioniero dell'isola del Loto. Ma questa è una digressione.).

*

Una naturalista come Erika Chiecchio suggerisce un intervento di Land Art (di cui - vedi qui - abbiamo già avuto esempi a Mondovì grazie al lavoro di Francesco Segreti). Erika ha evidenziato poi le specie vegetali che si vedono in loco, ovvero:

OLMO, CILIEGIO, PIOPPO, MELO, PRUNO, ACERO,
ORNIELLO, NOCE, ROVERE, PERO, EVONIMO.

Che prontamente Roascio anagramma in:

LI', COMPAGNI, COOPERO.
PERO' RILEVO L'ENORME OLIVO EUROPEO
E POI OLIO NON C'E' ! (R.M.)

Inserendo un nuovo albero immaginario nella Selva, per poi subito negarlo. Il lavoro anagrammatico del Cabalinguista - che è anche, per formazione, agrimensore - è infatti perfetto per amalgamarsi perfettamente a qualsiasi tipo di ricerca, generando nuovi interessanti layers di testo (è un po' il suo punto di forza).

Quindi esorto davvero Marco e Andrea ad avviare una cooperazione, che potrà portare a rendere Roccioletti "monregalese onorario", in questa nuova e inedita fusione Roascioletti.

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