Ritratto immaginario della Bastiglia


LORENZO BARBERIS

Il 14 luglio 1789 è una delle poche date che si continuano a sapere a memoria (lo batte forse solo il 4 luglio 1776, celebrato da mille film americani): la Presa della Bastiglia rappresenta simbolicamente la fine dell'Ancien Régime e l'inizio della democrazia occidentale. Naturalmente gli storici si affannano a spiegare come questo sia una schematizzazione imprecisa, e come le cose - come ricordava il divo Giulio Andreotti - siano sempre "un po' più complesse".

Tuttavia le icone hanno una loro forza, e forse nella mia generazione la Bastiglia immaginaria si è rafforzata, invece di indebolirsi, complice la ripresa nel cartone animato giapponese Lady Oscar (in originale, "Le rose di Versailles" di Riyoko Ikeda, manga del 1972). In verità la protagonista combatteva per il regime e non contro, ma gli schematismi restavano quelli, a parti invertite: la povera Antonietta prigioniera del suo potere, circondata da una nobiltà infida e da un popolo che alla crudeltà univa la grettezza.

Forse l'opera che visivamente sintetizza e celebra meglio la Bastiglia è il dipinto di Man Ray, piuttosto noto ma non famosissimo, che effigia il carcere dell'Ancien Regime sullo sfondo del suo Ritratto Immaginario di Sade. L'opera era stata richiesta nel 1938 dall'amico Maurice Heine, che curava una edizione filologica delle opere del divino marchese, e lamentava l'assenza di ritratti a causa di una certa damnatio memoriae incorsa nei suoi confronti.



Man Ray colse al balzo l'opzione per il ritratto, dato che Sade era una sorta di padre putativo dell'avanguardia surrealista, scelta per "epater le bourgeois", certo, ma anche come simbolo di quelle pulsioni sadiane che l'Europa dell'età dei totalitarismi ufficialmente censurava, ma poi covava sotto la cenere. Già nel 1933 Man Ray aveva realizzato un ipotetico monumento a Sade nell'opera qui sopra, apparentemente blasfema, ma di una blasfemia certo non casuale (siamo negli anni dell'ascesa di Hitler al potere, con un altro rovesciamento cruciforme, quello della svastika orientale).


Il ritratto di Sade avviene sullo sfondo di una Bastiglia in fiamme innanzitutto per una ragione pseudostorica: secondo alcune fonti, Sade - effettivamente detenuto alla Bastiglia per la sua dissolutezza morale per un certo periodo - si sarebbe trovato lì al momento della liberazione (e ovviamente alcune leggende fanno di Sade l'iniziatore della rivolta). Pare che il marchese non vi fosse in realtà più detenuto, ma comunque cambia poco sul lato simbolico, perché è troppo gustoso associare nell'immaginario il compimento dell'illuminismo (la rivoluzione francese) col lato più oscuro del secolo dei Lumi (il libertinismo assoluto di Sade).

Il significato di Man Ray è più complesso, perché Sade diviene, come notiamo, lui stesso la fortezza che va sgretolandosi sotto l'assalto popolare. Sade quindi è sia il libertinismo assoluto, sia il simbolo dell'Ancien Régime (nobile di carriera militare, il suo culto della violenza apparentemente scandalizza, ma in realtà esprime l'ideologia dell'Ancien Régime, che per questo lo rifiuta).



"à fin que… les traces de ma tombe disparaissent de dessus la surface de la terre comme je me flatte que ma mémoire s'effacera de l'esprit des hommes…"

In basso, nel quadro, è contenuta una citazione dal testamento di Sade, in cui egli evoca la sua sparizione dalla memoria collettiva. La citazione è molto meno generica di quanto si possa pensare: fino al surrealismo escluso quella sparizione poteva sembrare in corso; dal surrealismo in poi Sade diviene pop, e parte inscindibile dell'immaginario collettivo (sulla scorta della psicoanalisi, che aveva fatto di Sade l'antonomasia della sua perversione sessuale: ma il surrealismo contribuisce a divulgarlo). Ma siamo anche nel 1938, nella tensione che anticipa l'avvio della Seconda Guerra Mondiale. Si sono concluse le "prove generali" della Guerra di Spagna, l'Italia fascista, tra l'altro, ha approvato le leggi razziali quell'anno stesso, e proprio il 14 luglio. Difficile dire se l'elemento abbia influenzato Man Ray, ma la coincidenza è inquietante. Lo "spirito di Sade" (e lo spirito dell'Ancien Regime) è tutt'altro che cancellato: e numerosi intellettuali italiani del dopoguerra vedranno nel nazifascismo l'incarnazione inconsapevole dello spirito sadiano (ovviamente Pasolini, ma a suo modo anche Gadda).


Man Ray nel 1940 tornerà sul suo Sade-Bastiglia, un secondo dipinto con la Bastiglia in (ri?)costruzione. In un disegno, invece, notiamo la Bastiglia trionfante, che ha occupato tutto lo spazio libero del dipinto, fino al cielo. Un simbolo sottilmente inquietante, che si associa anche al fatto che la vera Bastiglia, una volta distrutta, non fu mai ricostruita, restando una sorta di Ground Zero della rivoluzione francese. Ma la Bastiglia potenzialmente è ovunque, sembra ricordarci Man Ray, e il 14 luglio non dovrebbe rimanere solo una vaga reminiscenza del Liceo.



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