Le Nom De La Chartreuse


LORENZO BARBERIS

La Certosa di Pesio è uno dei tanti luoghi affascinanti di quella Cuneo "gotica" che da sempre mi attrae.


Dedicata alla Vergine (che occhieggia da una sovra-finestra, quella qui sotto), la sua fondazione risale al 1173, in piena età crociata e templare, poco dopo il Giuramento di Pontida (1167), un anno dopo la Certosa di Casotto (1172), di poco distante, e a tre anni dalla Battaglia di Legnano (1176).



Insomma, l'immaginario gotico della mia infanzia ormai colonizzato dalla politica della Seconda Repubblica, ma che nella mia mente ha ancora i colori vividi dei vecchi sussidiari.


(meridiana della facciata)


(meridiana del chiostro interno)

Siamo tra ottocento e novecento metri s.l.m., a dieci chilometri dalla Chiusa di Pesio, comune che sorge nei pressi del fiume che dà il suo nome alla Valle.



Il padre fondatore è il priore Ulderico dell'Ordine dei Certosini, passati in proverbio per la pazienza e la perizia di miniatori di antichi manoscritti. Forse celebra Ulderico questo affresco novecentesco, o forse è direttamente San Bruno, fondatore dell'ordine e della prima Chartreuse nel 1084, all'alba dell'epopea crociata (che avrebbe avuto la sua scintilla d'avvio nel 1085, con la conquista saracena di Antiochia). Su Chart-Reuse, "Carta e Rosa", speculeranno molto alcuni appassionati dell'esoterismo rosacruciano.


L'immaginario di un figlio degli anni '80 come me corre immediatamente al "Nome della Rosa" (1980) che aveva aperto quella decade nel senso del postmoderno e del neogotico (non solo italiano: l'opera è una delle ultime italiane ad aver sfondato anche oltreoceano, come testimonia il film con Sean Connery, pur non privo di pecche).

Aiutano anche i molti affreschi e meridiani con sentenze latine, che ricordano quelli della celebre Biblioteca; e comunque l'alessandrino Umberto Eco aveva inteso collocare la sua abbazia maledetta "tra Lerici e Turbia", "tra Provenza, Liguria e Piemonte Meridionale".



Il gran pavese di bandiere di ogni parte del mondo (presumo, quelle con una filiazione dell'ordine dei Missionari della Consolata torinese, che dal 1934 ad oggi reggono la prestigiosa struttura) ricorda l'internazionalità dell'abbazia di Eco; sopra il portale interno, con tanto di Bafometto come pietra d'angolo, svettano quella italiana e quella dello Stato della Chiesa, come logico.

Curiosamente, la storia della Certosa segue quella di Eco, in quanto viene abbandonata nel 1350 dopo scontri con la popolazione locale, che è esattamente il periodo identificato dal libro (e in parte la situazione, spuria, modificata dal film, con la plebe che assalta Bernardo Gui nell'inizio del finale).


Saranno i Savoia, con lo stato assoluto secentesco, a riportare in auge lo splendore dell'Abbazia, celebrata anche nel Theatrum Sabaudiae del 1667 (un anno troppo tardi per creare suggestioni apocalittiche).




Il chiostro interno, con una nuova meridiana (vedi sopra) e statua di Giuseppe Allamano, fondatore dei Missionari della Consolata. Fanno bella mostra di sé alcuni interessanti reperti archeologici medioevali, come questa bella Rosa di pietra.


Il portale della chiesa è interessante, con la sua croce che pare una Spada crociata o templare, con la sua terminazione a punta. Oppure, data la forma, ancor più uno stiletto, magari intriso di veleno, con cui si decidevano talvolta le successioni all'interno dei monasteri.


L'interno è spoglio ma bellissimo, potente, mistico, pare che da un momento all'altro debba entrare un monaco (ovviamente morente, per una pugnalata al veleno).


Per gli appassionati del genere, non manca nemmeno uno dei classici "Soli delle Alpi" molto amati dalla "invenzione della tradizione" celtica della Lega Lombarda (poi estesa al Nord, ed oggi al Popolo, a quanto pare).


Lo stesso fascino della chiesa è conservato dalla sala capitolare, che al centro ha due vistosi pilastri (Joachim e Boaz? come citazione direttamente biblica, nel caso, e solo a un secondo livello libero-muratoria in senso lato). Qui davvero la suggestione del Nome della Rosa è forte.

E in effetti, la suggestione del Nome della Certosa è forte, e oltre ad Eco, pensiamo anche a Stendhal, alla sua Certosa di Parma (1838) dove l'edificio sacro appare solo nella conclusione, ma informa di senso gotico tutte le vicende del tormentato nobile milanese Fabrizio di Dongo (non c'entra però con l'Oro di Dongo: quello è un altro mistero italiano ancora).

Insomma, una visita alla Certosa di P. è un pellegrinaggio obbligatorio, all'interno del culto gotico che da sempre ci affascina.


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